Elastic Blues - Macallè Blues

Macallé Blues
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Elastic Blues

Recensioni

Recensioni: i libri...

Paolo Bonfanti

Elastic blues - libro + CD

La Contorsionista Edizioni - 2020


Alt!/The noise of nothing/Haze/In love with the girl/Unnecessary activities/Heartache by heartache/Don't complain/Fìn de zugno/We're still around/A o canto/Hypnosis/I can't find myself/Sciorbì-sciuscià/Elastic blues/Where do we go/Unnecessary activities (slight return)

Rust Rec. - 2020



Volente o nolente, Paolo Bonfanti è un pezzo di storia della musica di questo nostro, per ben altri versi, sciagurato paese. Dire che lo sia del blues, ancorché vero dati i trascorsi, sarebbe palesemente e immeritatamente riduttivo. Diciamo allora che lo è, più inclusivamente, della musica di derivazione americana, alla quale ha contribuito, nel corso degli anni, con il suo personale e generoso tocco d’autore.  
Il “Bonfa”, così come abitualmente chiamato nel mondo degli affetti, ha compiuto sessant’anni lo scorso novembre e, alibi la ghiotta occasione della cifra tonda, ha festeggiato regalandosi (dunque, regalandoci!) un’idea brillante. Un’opera che nasce speculare come Giano Bifronte. Con un volto simbolicamente rivolto al futuro e l’altro al passato: a un tempo, rispettivamente, disco e libro. Riassunto artistico che si fa profeticamente futuro - il disco - e memoria esistenziale di un passato ricco - il libro. Due lati di una sola anima.
Così, nel dubbio sul dove collocare questa pubblicazione, ovvero se tra i dischi o i libri, una volta lette le sue pagine prima ancora di averne ascoltato la musica, ho deciso di recensirla tra quest’ultimi, privilegiando il meno noto aspetto - mi si passi un termine che, nel suo rievocar aule, potrebbe far tremar gli studenti - letterario. Perché, se ascoltare il Bonfa suonare è, da anni, una piacevole abitudine, leggerlo è stato un’inattesa sorpresa!
Il book che, con una stuzzicante introduzione a firma di Guido Harari e le sue ottanta pagine all inclusive corredate da disegni, immagini, foto, va ben al di là dei confini dimensionali del booklet, oltre a contenere i testi e il vademecum dei brani presenti nel cd annesso è, soprattutto, una cornucopia di cimeli della memoria, sotto forma di diciannove snelli capitoli scritti benissimo, che raccontano, con la leggerezza di una penna alata, la storia di una vita respirata a pieni polmoni. Dal nonno, batterista jazz e amico di Natalino Otto, agli esordi nella musica; dalle mille avventure sui palchi dell’universo mondo, alle collaborazioni, le più svariate e internazionali, fino al ricordo di amici, colleghi e compagni di strada.
Ma poi, viene il bello dell’altra sorpresa: che è la musica! Chi conosce il Bonfa sa bene che quella sua naturale semplicità, l’assenza di stereotipi estetici (sarei pronto a scommettere che non porti nemmeno un tatuaggio!), la sua aria così normale da uomo normale, quello proverbiale della porta accanto, sono la manifestazione materiale della sua attitudine a non indossare divise, riassunta nel motto, orgogliosamente ricordato ne il capitolo Libertà, “io sono quel che suono”. Bene, allora; una volta introdotto nel lettore il cd, diventa chiaro, anche a chi non avesse mai sentito il Bonfa, cosa significhi l’assenza di divise.  
Se una divisa divide - da chi ne indossa una diversa - il Bonfa unisce: pubblico e generi. Questo disco, infatti, è l’amalgama riassuntiva di tutte le sue passioni musicali: settanta minuti di montagne russe i cui picchi oscillano tra rock, folk, country, americana, funk. Il jazz, ma quello che rinnova il ricordo del Miles Davis elettrico, i suoni della Louisiana e, ovviamente, il blues. C’è spazio per i ricordi, con i vecchi Big Fat Mama e per una pletora di ospiti: Aldo De Scalzi, Lucio “Violino” Fabbri, Fabio Treves, Yo Yo Mundi, Giampaolo Casati per citare i soli nomi principeschi. Nonché, qua e là, archi e fiati a innestare le più varie contaminazioni. Persino quelle dialettali genovesi, in odore di De André, come Fìn De Zugno o Sciorbì/Sciuscià, con le sue atmosfere zydeco ricavate dall’accordion di Roberto Bongianino, denominatore comune e autentico punto di demarcazione stilistica del Bonfa versione 2.0. Perché Paolo Bonfanti non ha mai fatto mistero delle sue diverse attitudini musicali; ma mai le ha rese così palesi come tra queste tracce. In tutto, sono quaranta i musicisti coinvolti; tanto che, se fossero stati solo una ventina di più, avrebbero potuto ben figurare come le giuste candeline sulla torta del suo compleanno.      
L’idea è bella fin dal titolo. Il concetto di “elastico”, nella sua evidente eloquenza, ben si sposa con lo stile, ormai poco etichettabile, del Bonfa. Rimanda a un’elasticità mentale e al conseguente concetto di “rimbalzo”, di continuo ritorno sebbene, non sempre, nella posizione esatta di partenza. Il rimbalzo continuo tra un genere e un altro, dando luogo a mescolanze e creature meticce di cui il disco celebrativo che integra le pagine di questa pubblicazione ne costituisce la più recente, concreta manifestazione.

Giovanni Robino        


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