2022 - Macallè Blues

Macallé Blues
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2022

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I dischi in evidenza...2022


I dischi in evidenza: in questa sezione del sito, troverete le recensioni delle più interessanti (a mio personalissimo avviso!) novità discografiche, suddivise per anno di pubblicazione!

MISTY BLUES

"One louder"

Lunaria Rec. (USA) - 2022

A long hard way/Freight car (feat. Justin Johnson)/How the blues feels (feat. Big Lou Johnson)/This life we live/Birch tree/Leave my home/Hit you back/Seal of fate/I'm a grinder/Do my thing/Take a long ride (feat. Joe Louis Walker)           
  

 
La scura autenticità della voce di Gina Coleman - un misto androgino tra Big Maybelle e Professor Longhair - dal sinistro potere espressivo, con l’iniziale A Long Hard Way tradisce tutto il tempo speso ad allenarsi nella palestra giovanile del gospel. L’articolazione del suo strumento, del quale talvolta arriva a tenderne le corde come flessuosi vocali bicipiti, sa oscillare tra il rasserenante sussurro e la gravità del grido reso ulteriormente drammatico dal troncamento di consonanti e sillabe.
In questo disco, la tradizione è un generico orientamento che si manifesta, nel pieno centro di una creativa fusione di stili, in episodi fieramente blues (Freight Car, How The Blues Feels), funk (Leave My Home, I’m A Grinder) e virate verso le paludose sonorità della Louisiana (Seal Of Fate con l’accordion di David Vittone e Do My Thing coi suoi richiami a certe amabili cosucce dove i Neville Brothers incrociano idealmente le rotte di Allen Toussaint). Nel mucchio, troviamo anche riuscite arditezze sperimentali come estemporanei breaks in odore di jazz. E poi, lo swingante boogie This Life We Live che dimostra la forza orchestrale di una band riccamente assortita che, oltre alla Coleman, annovera Seth Fleischmann (chitarra), Bill Patriquin (basso e tromba), Benny Kohn (tastiere), Rob Tatten (batteria e trombone) e Aaron Dean (sax).  
Paragonato quantomeno alle precedenti due pubblicazioni quest’ultimo One Louder rappresenta, per Misty Blues, indubbiamente la prova della raggiunta maturità. Modernità, idee, arrangiamenti, prodezze strumentali e, non ultime, le canzoni, testimoniano dell’avvenuta piena fioritura di questa band da vent’anni mal contati sulle scene. Contribuiscono alla riuscita dell’operazione la presenza di ospiti come il chitarrista Justin Johnson, Big Lou Johnson e Joe Louis Walker: suo il gustoso cameo nella misticheggiante, funesta Take A Long Ride. G.R.
 
TRUDY LYNN

"Golden girl"

Nola Blue Rec. (USA) - 2022

Tell me/Golden Girl Blues/If your phone don't ring/I'm just saying/Is it cold in here/Trouble with love/Take me back/Live with yourself/Heartache is a one way street/I just can't say goodbye/Life goes on
 
           
  
A pochi mesi dal suo settantacinquesimo compleanno, Trudy Lynn sembra non aver perso una sola oncia di tutto il suo verace carisma vocale. Contralto scuro e screziato dai riflessi fieramente nasali, capace di adagiarsi in pingui morbidezze calde quanto erompere in pur misurate unghiate feline, mostra tutta la propria versatilità nel dispiegarsi di queste undici, nuove tracce. Sebbene mai definitivamente abbandonate, con Golden Girl la Lynn ritorna a calarsi, seppur con modernità, in quell’habitat musicale fatto di R’n’B, soul-blues, persino torch songs che le fece guadagnare l’attenzione e il plauso della scena di texana, ormai più di mezzo secolo fa.
Registrato tra la sua stessa Houston e Los Angeles, prodotto dal già premiato bassista e autore Terry Wilson, il disco mette assieme una band stellare comprendente, tra i tanti, il colorito tandem Yates e Kevin McKendree, padre e figlio, rispettivamente chitarra e tastiere oltre che ospiti di sicuro pregio come Teresa James ai cori, Steve Krase all’armonica e uno stellare Anson Funderburgh alla chitarra (lo troviamo in una buona metà dei brani).
Il rocker-funk d’apertura Tell Me è un evoluto brano lo-fi, ruvido e di pronta presa, con la grintosa chitarra del McKendree giovane e l’ardore sfacciato della Lynn già pronti a dettar legge. L’omonimo Golden Girl Blues, il brano più classico della raccolta insieme al successivo Take Me Back, puntellato dai giusti fiati, sa di shuffle e vaudeville. If The Phone Don't Ring beneficia di una chitarra nervosa le cui corde parlano la stessa lingua che fu di Albert Collins mentre in I’m Just Saying i colpi ammiccanti della batteria scivolano su una neworleansiana second line tra un’armonica colante grasso e un pianoforte da roadhouse. Tutta la seducente ricchezza di sfumature, dai vibrati agli affondi, tutta la vastità degli abissi emotivi di cui è capace la sua voce, vengono esplorati nella soul-ballad Is It Cold In Here. E se Big Joe Turner avrebbe apprezzato lo stile classico, un po’ anni ‘50, di Take Me Back e Bo Diddley il beat di Heartache Is A One Way Street, Al Green non potrebbe fare a meno di ritrovarsi specchiato nel tocco molto Hi-Records del contemplativo groove di Live With Yourself.
Voci, chitarre, o idee che siano, la vecchia scuola dimostra ancora tutta la sua potenza di fuoco. G.R.
 
ANGELA EASLEY

"Rise"

Class A Rec. (USA) - 2022

I can let go (feat. The McCrary Sisters)/Runnin' out of time/Rise (feat. Shelly Fairchild)/Don't let the devil down/One more last time/Crazy rain
 
           
   
Insignita del “Bronze Vocalist Of The Year 2021” dalla International Singer Songwriter Association, quella di Angela Easley è una voce imponente, di cristallina ampiezza, contraddistinta da colori meridionali, quelli più tipici del bayou: sensuale, screziata, soulful. Con abbastanza blues, servito al momento giusto in quel suo shouting da indurre alla contrazione gli angoli più segreti del cuore. Ed è una voce così vibrante e fresca da far rimpiangere il fatto che Rise sia soltanto un EP che si estingue nella breve distanza di soli sei brani.
Come intuibile dalla foto di copertina, la Easley è anche pianista - e assai valente! - formatasi nella palestra della chiesa del suo nativo Mississippi tanto che voce e piano si uniscono in un matrimonio felicemente riuscito nell’iniziale, moderno gospel I Can Let Go dove, nel ruolo di inestimabili damigelle, troviamo le sontuose armonie vocali delle McCrary Sisters. Arazzo orchestrale vibrante, nella danzante e funkeggiante Runnin’ Out Of Time il suo strumento vocale rispolvera, attualizzandole, le lezioni magistrali di James Brown con l’apporto singolare di una sezione fiati di soli tromba e trombone. Duetta con Shelly Fairchild nell’emotiva title track Rise per poi abbandonarsi, lasciva, al rock’n’soul di Don’t Let The Devil Down. Seguono la moderna soul ballad One More Last Time e il gentile country flavour della conclusiva Crazy Rain.
Questo disco, registrato tra Nashville e New Orleans e prodotto da Walter Scott, ci mostra un’artista capace di un raro, elegante lirismo unitamente alla sorpresa di arrangiamenti musicali di intelligenza e freschezza inconsueti. G.R.
 
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