2022 - Macallè Blues

Macallé Blues
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2022

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Shortcuts: i cd in breve...2022


Shortcuts: i cd in breve...: in questa sezione del sito, troverete le recensioni delle novità discografiche, ma in versione compressa!

REGINA BONELLI

"Truth hurts"

True Groove Rec. (USA) - 2022

Truth hurts/The last tear/Cross to bear/Mama raised a sweet thing/Baby don't hurt me/Mr. Big Man/Didn't I/Killing floor (radio edit)/I got to go
        
    
Truth Hurts, terzo album di Regina Bonelli, cantante, autrice e un po’ tasterista ci porta, a passo di marcia, nel bel mezzo di una parata di brani, sei inediti e tre covers, sprizzanti blues, funk & soul. A oggi, per interpretazione, arrangiamenti e testi è, tra i suoi dischi, il più convincente.
Accompagnata dai True Groove All-Stars e guidata dall’accorta produzione di Tomás Doncker e James Dellatacoma (entrambi attori protagonisti nella citata band), la Bonelli riesce a costruire un’opera che restituisce la diretta autenticità di una trascinante prova live. Ci sono tracce dove tira aria di anni ’70 come The Last Tear o Didn’t I; altre dove spira leggera quella dei più remoti anni ’50, in cui fiorivano fragili, prematuri vagiti ante soul.
In questo interessante e artisticamente maturo percorso, colpisce dritta allo stomaco la rilettura sinuosa, sottilmente funk del classico di Howlin’ Wolf Killing Floor. Ben lontana dalla versione che Hendrix restituì del brano, qui tutta la veemenza vocale della Bonelli sboccia rigogliosa sotto il suo pieno, magistrale controllo, perfettamente incastonata nel perimetro di una mirabile, originale orchestrazione. G.R.

ANTHONY GERACI

"Blues called my name"

Blue Heart Rec. (USA) - 2022

That old pine box/The blues called my name/About last night/Boston stomp/Corner of heartache and pain/I go Ooh/Into the night/A ain't going to ask/Wading in the vermillion/Song for planet earth
        
    
Del tema dell’amor perduto è pieno il blues. The Blues Called My Name, inteso non come album ma come brano che, a quest’album, dà il nome, non fa eccezione. “...I said the blues whispered she ain’t coming home no more/I just cried like a little bitty baby when she walked on out that door...” canta, in questo pezzo col suo tipico ed elegante crooning Sugar Ray Norcia, voce, armonica e leader dei Bluetones, band nella quale Anthony Geraci è stato a lungo membro, così come Monster Mike Welch che, nel medesimo brano, affonda decise le note della sua aguzza, affilata chitarra.
Fin dall’introduttiva Old Pine Box, arguta ode alle umane spoglie mortali, ci è chiaro che Geraci non soltanto è un consumato pianista/organista blues, ma anche un sagace autore, nel pieno possesso di quella finezza espressiva tipica dei migliori poeti del genere. Anche se non tutto è lirica in questo disco: non poche tra le tracce presenti, infatti, sono strumentali (dovessi sceglierne uno, sarebbe About Last Night con i suoi seducenti ammiccamenti latini). Tuttavia, con l’ausilio non solo dei già citati Norcia e Welch, ma anche con l’apporto della chitarra di Walter Trout, del violino di Anne Harris a dare un sentore di Big Easy in Wading Through Vermillion e la voce di Erika Van Pelt in Corner Of Heartbreak And Pain, il disco mostra, di Geraci, il profilo migliore. G.R.
BOBBY GENTILO

"Gentilo"

Blue Heart Rec. (USA) - 2022

Disease/Peace train/Tell me/Troublin'/Ghost/The greatest/The real you/Treat me so mean/Tire fire/Higher
        
 
Ad ascoltare Gentilo, inteso come disco, chi potrebbe dire che Gentilo, inteso come Bobby, sia stato membro dei The Cornlickers, la band di una creatura sì ruspante, sporca di fango e profondamente intrisa di juke-joint come Big Jack Johnson?
Originario di Washington, DC, ma mississippiano adottivo, questa è la sua prima prova solista che arriva dopo anni trascorsi a fare il produttore oltre che il musicista. E mentre, come produttore, cercava di estrarre il meglio dal prossimo suo ecco che, negli anni, è maturato quel sé stesso che, in queste tracce inedite, per la prima volta si manifesta. Poco dell’eredità dell’antico mentore Johnson ritroviamo qui; non quel sudore e quel fumo di carni sudiste cotte sulla griglia. Piuttosto occasionali riprese di hill country blues mescolate con ballate soul come Tell Me, The Greatest e The Real You. Qui molto è anche contagiato dal Go-Go, preparazione galenica di funk, soul e blues in dosi variabili. G.R.
YULIAN TAYLOR

"Blues friends"

Autoprodotto (ARG) - 2022

I will sing (feat. Lorenzo Thompson)/Rolling blues (feat. Carlos Johnson)/You are asleep (feat. Chryss Alynn)/Start (feat. Dexter Allen)/I'm going to get together (feat. Angie Nero)/You're free (feat. Leilani Kilgore)/I want to fly (feat. Tia Carroll)
        

Registrato tra Chicago, Mississippi, California e Nashville, Blues Friends, il nuovo disco del chitarrista argentino Yulian Taylor, è un album che combina le doti strumentali di Taylor con quelle di alcuni tra i più o meno noti artisti blues contemporanei, ospiti dell’operazione da cui il titolo della stessa. Tra i primi, figurano i chitarristi Carlos Johnson, Dexter Allen e la cantante Tia Carroll. Tra i secondi, la cantante canadese Anguie Nero e la giovane cantautrice nashvilliana Leilani Kilgore.
Sebbene principalmente orientato sul versante chicagoano del blues, quello che punta dritto verso il southside, il disco propone anche un paio di digressioni di vaga ispirazione hendrixiana come You Are Asleep e You’re Free oltre che strizzare d’occhio al B.B. King, quello più melodico di The Thrill Is Gone, con Start. G.R.



SCOTT ELLISON

"There's something about the night"

Liberation Hall Rec. (USA) - 2022

Half a bottle down/There's something about the night/Ain't no love in the heart of the city/Bury your bone at home/Blowin' like a hurricane/Salina/Meat and potatoes/Feast or famine/Good year for the blues/I'm ready baby/Mirror image/Chains of love/Revolutionary man/Where do you go when you leave
        
 
Dopo una separazione, può anche essere facile trascorrer bene la giornata; ma il malanimo risorge, puntuale, al calar del sole. Di questo e di altro ancora ci racconta There's Something About The Night, tredicesimo disco solista di Scott Ellison che, tematicamente tocca i diversi archetipi del blues ma, nel tradurli in parola, si mantiene, spesso, su direttrici sagaci e personali. Proprio come nella concreta saggezza di Bury Your Bone At Home.
L’aver fatto parte, nei primi anni ‘80 e seppur per breve tempo, della band dell’eclettico texano Clarence “Gatemouth” Brown ha senz’altro lasciato il segno in questo chitarrista, cantante e autore di Tulsa, Oklahoma che, nei successivi decenni da solista, ha manifestato la stessa facile propensione del suo antico mentore ad un approccio camaleontico al genere. Ellison scivola tra gli stili con la stessa agilità con la quale si può scollegare una chitarra da un amplificatore per ricollegarla, un attimo dopo, a un altro diverso. Nel farlo, però, ciò che resta pressoché immutata è la voce del suo strumeto che, assai spesso, mostra affinità timbriche ed espressive, col nervosismo inquieto di Buddy Guy o, una volta indossata la slide, con il vecchio Elmore James. G.R.
SANDY HALEY

"Feels like freedom"

Autoprodotto (USA) - 2022 - EP

Dirty dog/Feels like freedom/Love me right or cut me loose/Never sleep your way to the middle/Run for shelter
 
          
Esordisce, con la giusta cautela da neofita, puntando su un lavoro di rapida fruizione come quella di un EP, ma scommette il giusto e, sulla distanza pur contenuta di cinque brani inediti, punta e vince.
Sandy Haley, trapiantata, dall’industriale Detroit, nelle terre assolate della California meridionale, nata e cresciuta suonando il piano e cantando gospel, oggi si propone come autrice di efficace ma non superficiale leggerezza, interprete, col proprio nitore vocale, di un moderno rhythm’n’blues che, dall'esordio swingante di Dirty Dog, sospinto da un trascinante pianoforte boogie, non perde la propria essenza solare anche quando le atmosfere si fanno più soulful e intimiste (vedasi Love Me Right Or Cut Me Loose).
A ulteriore garanzia di qualità, a produrre il disco, il plurivincitore di Grammy Awards, Tony Braunagel. G.R.
KATHY MURRAY & THE KILOWATTS

"Fully charged"

Blue Heart Rec. (USA) - 2022

Expence of love/My mistake/Changing lanes/The house that Freddie built/Get ahold of yourself/Breakup breakdown/Henny penny blues/Wash away the pain/Suspicion/Hard act to follow/Animal magnetism/It hurts me too/Anyone who knows what love is/Extra nice        
 
 
Nelle sue varie sfumature e diffrazioni, la luce della stella del Lone Star State brilla lungo l’intero dispiegarsi di quest’ultimo disco di Kathy Murray e i Kilowatts. Il suo strumento dal registro alto e dall’emissione colloquiale, forte di una dizione che restituisce un sentore netto di ironia e disincanto, nel suo ricordare lontanamente la conterranea Lou Ann Barton, sembra fatto su misura per raccontare sagaci storie blues.
Accompagnata da una band di veraci texani capitanata dal chitarrista Bill Jones, il cui stile strumentale non travalica mai i confini di stato, la Murray confeziona un autentico blues party di undici inediti e tre covers dove fa pieno uso di tutto uno spettro di stili di blues che, alla chiara matrice texana aggiungono, talvolta, sentori di country, swamp, zydeco, rockabilly.
Tra le riproposizioni, si ascoltino il Tampa Red di It Hurts Me Too appena intinto in una salsa tex-mex o l’omaggio alla soul queen di New Orleans, Irma Thomas, con Anyone Who Knows What Love Is. Digressioni a parte, l’anima dura del disco è fieramente texana e ottimamente rappresentata dall’iniziale doppio shuffle Expence Of Love come da quell’omaggio a Freddie King che è The House That Freddie Built. A puntellare saldamente un quarto dei brani, Kaz Kazanoff e i suoi Texas Horns. G.R.
THE LOVE LIGHT ORCHESTRA

"Leave the light on"

Nola Blue Rec. (USA) - 2022

Time is fading fast/Come on moon/Give me a break/I must confess/3 o'clock blues/After all/Tricklin' down/Open book/Leave the light on/Follow the queen
        
 
Nata come divertissement per un drappello di valenti turnisti memphisiani, ognuno dotato di ufficiale attività artistica in un suo proprio altrove, chi con The Bo-Keys, chi con St. Paul & The Broken Bones chi, da solista, come pluripremiato soul-blues vocalist e autore, The Love Light Orchestra si produce in un esercizio perfettamente riuscito, all’attrezzo della nostalgia, nella sempre ben affollata palestra della memoria.
Animati dal condivisibile desiderio di riaccendere l'entusiasmo per quel suono grandioso, giocoso e orchestrale tipico del rhythm & blues di metà secolo, John Németh e i suoi otto compagni d’armi, valicandone i confini, s’impossessano di quel territorio stilistico che fu di Junior Parker, Big Joe Turner, Bobby Bland, B.B. King (dal cui repertorio riprendono 3 O’Clock Blues) e propongono nove brani che, seppur inediti, rievocano diligentemente, e con piena proprietà di linguaggio, i dettami dell’epoca omaggiando crooners, shouters e intrattenitori vari bazzicanti la Beale Street di un tempo: quello appena antecedente la nascita del rock’n’roll.
Leave The Light On è la loro seconda uscita discografica; la prima registrata in studio. G.R.
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